IMMAGINE TRISORIO | Studio Trisorio – Napoli

MARTIN PARR - THE AMALFI COAST - STUDIO TRISORIO 2015
copyright Studio Trisorio e Martin Parr. foto Luciano Romano

Studio Trisorio opera a Napoli dal 1974 con una mostra di Dan Flavin, ma già negli anni precedenti organizzava incontri a Villa Orlandi, a Capri. Lì si incontrarono per la prima volta Andy Wharol e Joseph Beuys. Il vialetto di Villa Orlandi è quello su cui Beuys marcia in La rivoluzione siamo noi. Nel giardino di Villa Orlandi depone una delle sue prime opere il giovanissimo Ettore Spalletti. Negli anni sono passati per Studio Trisorio artisti quali Jean-Michel Alberola, Marco Bagnoli, Bill Beckley, Alighiero Boetti, Lawrence Carroll, Robert Combas, Herbert Hamak, Rebecca Horn, Mel Ramos, Steve Riedell, Ed Ruscha, Remo Salvadori, Kenny Scharf, Eulalia Valldosera,  Felice Varini, Jan Vercruysse, Tom Wesselmann. Una delle prime gallerie a occuparsi di fotografia, la prima a organizzare a Napoli una rassegna di videoarte con Nam June Paik, Bill Viola, Bruce Nauman, Joan Jonas, Vito Acconci, Daniel Buren, Christian Boltanski, Alighiero Boetti, Jannis Kounellis e Giulio Paolini.

Studio TrisorioStudio TrisorioStudio Trisorio
Studio Trisorio

Tra ottobre 2014 e aprile 2015 è cominciato un percorso di rilancio e ristrutturazione dell’immagine di Studio Trisorio.
La storia delle comunicazioni visive della galleria è percorribile in una ricca collezione di cartoline, flyer e depliant conservati nell’archivio della galleria.
Per un breve periodo dopo la sua inaugurazione, negli anni ’70, lo Studio utilizza una grafica semplice, con un carattere non sopravvissuto alla digitalizzazione, stampato in marrone su cartoncini avorio dagli angoli arrotondati, privi di fotografie. Un’immagine discreta e sintetica, rigorosa ma leggera e contemporanea, che però non resisterà a lungo, sotto le spinte di interessi particolari legati agli specifici progetti e alla necessità di comunicare in modo maggiormente illustrativo la presenza di artisti innovativi e spesso sconosciuti al pubblico del collezionismo più tradizionale. Comincia un periodo di felice anarchia: spesso per mano degli stessi artisti, sorgono oggetti inconsueti, elaborati, a volte bizzarri, spesso sconfinanti verso il multiplo d’arte.
Nel 1982 si accarezza ancora una volta il progetto di un’immagine sistematica. Nasce il logotipo che campeggia ancora nella storica targa in metallo accanto alla porta del vecchio spazio espositivo: “studio” in nero, in verticale, sotto una grande T allungata che dà origine alla parola “Trisorio”, in outline nero. Il progetto prevedeva che si utilizzassero il nero e l’argento per la stampa su biglietti da visita, carta intestata e buste. Un progetto sofisticato e audace per una galleria d’arte, tecnicamente impegnativo, che troverà applicazione in modalità ridotta solo in biglietti da visita e buste. Continuerà invece la feconda assenza di standard dei materiali utilizzati come invito.
Nel 2014 si pensa al rilancio: la galleria compie quarant’anni, e venti ne compie ArteCinema, il festival di cinema sull’arte ideato e organizzato da sempre da Studio Trisorio. Si parte da alcuni elementi già seminati lungo la via, nel tentativo di razionalizzare il percorso e offrire una persistenza degli schemi e delle modalità che possa restituire un feeling Trisorio. Si parte dal bianco abbacinante della magnifica galleria ricavata nelle scuderie del palazzo, poi diventate garage (da cui la caratteristica porta con gli stipiti allargati) per una nuova storia.

MARTIN PARR - THE AMALFI COAST - STUDIO TRISORIO 2015
copyright Studio Trisorio e Martin Parr. foto Luciano Romano

Studio Trisorio
Martin Parr
Studio Trisorio

 

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